Ciao Fabrizio;
per quanto riguarda le “Near Death Experience (NDE), tradotto in italiano “Esperienze di pre-morte”, molti seri ricercatori e veri uomini di scienza, ipotizzano che la coscienza di colui che sta morendo, entri in uno stato di “risonanza vibratoria” con altri “piani dimensionali” e di conseguenza con “Esseri” staccati dal nostro piano dimensionale. Esistono ormai in letteratura testi alquanto validi, che trattano in maniera esaustiva questo argomento.
La nostra scienza positivista, quella della ripetibilità delle misure e del cosiddetto “metodo galileiano”, qui non vale più; essa non riuscirà, almeno per ora, a darci questo tipo di informazioni. In futuro bisognerà infatti cambiare atteggiamento nella ricerca; a mio avviso, gli uomini di scienza dovranno essere più aperti e possibilisti verso il mistero. Buona parte della nostra attuale ricerca scientifica, frutto di una “scienza senza coscienza”, dovrà allargare i propri orizzonti conoscitivi, indagando senza preconcetti, verso quel mondo pieno di mistero a cui tutti noi fondamentalmente apparteniamo. Le dimensioni verso le quali ci riconnetteremo con il decesso, ci appartengono, in quanto esse sono l’origine e la sorgente primaria di ogni manifestazione vivente.
Tuttavia, per arrivare a questa meta, la scienza dovrà comprende ed ammettere, che l’uomo è una realtà: biologica, psichica, energetica e spirituale molto complessa.
Se lo vogliamo, noi uomini abbiamo la possibilità di indagare, anche in campi inesplorati ed inusuali, non accettando quindi soltanto i dogmi della fede, ma ricercando e sperimentando con serietà, dedizione e coraggio, poiché se operiamo in modo giusto niente ci viene precluso anche in questi settori della ricerca. Per poter indagare in tal senso, occorrerà muoversi pertanto, con una purezza di intenti. Nella attuale realtà però il materialismo ci fagocita, e tutto ciò non ci consente di allargare gli orizzonti conoscitivi.
Un abbraccio